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Collane > Tala 5
È la storia di un periodo del mio vivere. All’inizio del 1944 avevo lasciato, con mamma, la mia Milano che aveva subito parecchi bombardamenti a causa della guerra iniziata nel 1940. Si prevedeva che le aggressioni aumentassero la loro portata. E così fu. Mio padre era nascosto in una cantina ad Arena per evitare di essere spedito in un campo di concentramento a causa di un insulto fatto in pubblico alla foto del Duce. A Velate, (paesello varesino) dove, in una stanza priva di confort, ci eravamo stabilite io e mia madre, io rimasi sola. Mamma, sofferente di cardiopatia grave, partì per un paese milanese, ospite d’amici, dove l’avrebbe curata un medico bravissimo. Io studiavo a Varese alla Magistrali. Purtroppo mi trovai presto senza denaro e, nonostante dessi lezioni ai ragazzi di Velate, che non avevano più la maestra, non sarei più riuscita a continuare gli studi, Fortunatamente la mia insegnate d’italiano mi aiutò portandomi al giornale “La Prealpina” a lavorare come correttore di bozze. Fu allora che mi venne pagata una lezione col galletto Cocò. Un gallo eccezionale. Nel comportamento, molto simile ad un cane. Fu il mio compagno intelligente e molto amico. Purtroppo alla fine della guerra il mio babbo, ormai libero, venendomi a prendere a Velate per riportarmi a Milano, non volle (come desideravo io) che prendessi con me il galletto. Dovetti rinunciarvi, Ma fu una vera tragedia. Tornata nella città, senza il mio bestiolino che amavo visceralmente, fui molto infelice. Il galletto fu dato ad un contadino che lo avrebbe certamente ucciso
e mangiato. Ho avuto altre sofferenze nella mia lunga vita. Ma questa fu una delle peggiori.
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