Io non sono... Perdere il lavoro è come perdere se stessi. - Giovanelli Edizioni

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Questo è un libro scritto di getto, come uno sfogo per dar voce a sensazioni  represse quotidianamente dalla protagonista. La storia è a tratti autobiografica a tratti di invenzione ed esprime il dramma interiore di chi si trova nella condizione di essere disoccupato e ancor peggio di essere totalmente ignorato dalla società e dalle istituzioni nonostante il suo dramma. È un dramma sordo, condiviso da moltissimi in modo diverso e che produce gli stessi effetti devastanti e a volte esasperati nella loro giustificata disperazione.
Penso che molti vi si potranno riconoscere, ho cercato di dare meno attenzione al lato romanzato per favorire l’aspetto psicologico che viene fuori sempre più prepotentemente man mano che si va avanti con la lettura.
E’ la storia di Anna, una ragazza qualunque che potrei essere io o tu, o la vicina di casa. Anna è una ragazza che dopo aver conseguito una laurea, un Master e numerose specializzazioni, ha vissuto l’esperienza di avere un bel lavoro e sentirsi realizzata. Poi, all’improvviso, perde tutto, una secchiata di acqua fredda. Il mondo le crolla addosso e allora si perde dietro la falsa illusione di una vincita al gioco che rimetta a posto la sua vita apparentemente senza senso. Il suo mondo sono sua madre, pensionata, e il suo compagno, un piccolo imprenditore con problemi in azienda. Le sue giornate trascorrono tra ricordi, rimpianti, sensi di colpa e autodistruzione ma ogni volta riesce sempre a ritrovare la speranza che è anche il messaggio finale del libro. Sono narrati episodi di vita quotidiana delle protagonista, dal suo compleanno, al Natale, al semplice aperitivo con il suo compagno, ma anche il rapporto difficile con le istituzioni, con gli enti, con la società e soprattutto con le altre donne che Anna inizia a considerare delle rivali pronte a portarle via quel poco che le resta. Per ogni aspetto della sua vita Anna percepisce una sorta di fallimento che sfocia quasi sempre in autodistruzione. E nei momenti più bui la sua mente viaggia o torna indietro ai tempi in cui era felice. L’unica soluzione le sembra una vincita al gioco, vincita che non arriva mai ma tutto questo stato di cose contribuirà soltanto ad incrementare la sua disperazione e suoi debiti.
Una “tragedia” attuale in cui una fetta di società può riconoscersi ma che deve sempre sfociare nella speranza, una sana speranza non come quella di Anna riposta nel gioco, per trovare la forza ed il coraggio di andare avanti e non abbattersi anche quando tutto sembra perduto.

 
 
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